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martedì 13 novembre 2007

1994 DIPLOMA DI MATURITA' (di G. Gatto)


1994. Un’ottima annata per lo champagne.
Amo il solletico che fanno le bollicine nel naso ma mi fermo qui. Mi disse qualcuno, mi pare, che le annate pari siano le migliori, in realtà bevo di tutto e distinguo a malapena l’orrido vino confezionato nel cartone da una bottiglia di enoteca. Ho questo vizio fin da piccolo. Non l’alcolismo, le balle. Fingo di sapere, improvviso, infiocchetto, allargo, stringo, cucio, rispondo convinto a qualsiasi domanda, anche se ignoro di cosa si stia parlando.
A scuola ho coltivato questa abilità per anni. Mi bastava leggere poche righe di un argomento per poterne discutere per ore, fingendo in modo piuttosto credibile di essere assoluto padrone della materia. Senza falsa modestia posso vantare una solida ignoranza, con qualche lacuna di cultura sparsa qua e là, a macchie di leopardo.
Quando si gioca con gli amici ai quiz con le domande bizzarre una delle regole è: “se la sa Luca è troppo facile, si cambia carta”.
Luca sono io.
Sulla domanda secca tipo: “come si chiamava la portaerei affondata dai giapponesi il 6 agosto del ‘45?” è più difficile bluffare. O la sai o non la sai. Sulla domanda secca viene fuori l'inespugnabile solidità della mia ignoranza.
Non lo sapeva però la prof di italiano alla maturità quello stesso anno. Ero impreparato come pochi ed avevo trascorso le settimane precedenti la prova orale al mare a gozzovigliare e tirar tardi con gli amici. Il giorno temuto era arrivato. Inesorabilmente.
Nervosismo alle stelle. Anche i guerrieri più coraggiosi hanno i loro momenti di debolezza. Ho un improvviso smottamento intestinale che mi costringe a rapida fuga e fuori programma nei cessi alla turca dell'Istituto. Non essendoci la chiave mi esibisco anche in una figura acrobatica alla Spiderman: pantaloni e mutande indossati al collo, mano sinistra poggiata dietro per tenermi in equilibrio, piede sinistro giù, l'altra mano poggiata alla parete destra e piede destro a tenere chiusa la porta. Fatto. Pensai: ok, oggi peggio di così non può succedermi nulla. Arriva il mio turno.
- mi parli di un argomento a piacere -
- mi piacerebbe iniziare con Pascoli, le sue opere mi hanno appassionato molto -
In realtà era l’unico poeta di cui ero riuscito a procurarmi gli appunti del più secchione della classe. Materiale di prima qualità. In tre giorni lo avevo ingoiato a memoria. Non sapevo altro.
Subito un piccolo incidente. Nel fotocopiare i sacri appunti, avuti grazie al vile corteggiamento di una compagna di classe brutta come il peccato, avevo per sbaglio infilato in mezzo a Pascoli una pagina della vita di Leopardi, la terza. Senza accorgermene minimamente, ovvio!
Attacco il copione a memoria e arrivato alla terza pagina vedo la mia insegnante di italiano, presidente della commissione, che sgrana gli occhi, ha un sussulto, arrossisce. Era lei la vera autrice degli appunti, spiegava sempre nello stesso modo da trent’anni ed aveva riconosciuto le sue parole nelle mie. Non capisco cosa succede, ma nel dubbio immediata manovra di emergenza, tossisco, passo alla pagina quattro.
La prof respira. Si rilassa.
Mi rilasso anche io. Pascoli alla grande!
Divina Commedia. Sapevo tutto del terzo canto dell’inferno e solo del terzo canto dell'Inferno! Trama, passaggi chiave, commenti e critiche. Grande Bignami. Puntavo ovviamente su un pizzico di culo e sulla solita domandina a piacere.
Niente domanda a piacere.
- mi parli della figura di Maria nella Divina Commedia -
tre decimi di secondo di panico puro:
- non possiamo compiutamente analizzare e comprendere la figura di Maria, così come la descrive e ce la presenta Dante, se non partendo dalla lettura del terzo canto … -
Sulla fronte dell’esaminatrice vedo affiorare un dubbio ma mi lascia andare avanti. Due a zero. Il gioco diventava sempre più difficile.
Dietro di me erano seduti i miei compagni di classe e sottolineavano con brusii e “ooh” sommessi lo stupore per come stavano andando le cose. Loro sapevano.
Sapevano che erano almeno due settimane che io ed altri tre-quattro campioni di salto-nel-vuoto, alternavamo ubriacature solenni a bagni a mezzanotte e nottate in discoteca. Si chiedevano solo come e quando sarei crollato.
- in che epoca è vissuto Dante Alighieri? -
ovviamente non ne avevo la più pallida idea.
Battito di ciglia. Elaborazione del pensiero laterale. Quando il cervello sembra espandersi nello spazio e compare l'idea come un flash che non ti aspetti:
- un poeta immenso come Dante Alighieri e la sua opera immortale non possono essere racchiuse in un'epoca ed in un tempo limitati. Dante abbraccia tutta la storia della letteratura italiana, vorrei quindi dire che è un poeta del suo come del nostro tempo... -
la professoressa tirò un sorriso a trentadue denti, quasi si alzava in piedi commossa per applaudire.
- Per me è più che sufficiente, va benissimo così - disse.
Dietro sentivo la curva sud incredula, gomitate, sguardi stupiti.
Ancora un ostacolo. La presidente di commissione, stupita anche lei ed in cuor suo come risentita, quasi avesse capito che li stavo fregando, volle interrogarmi. Sbagliò la tecnica.
Le domande non le ricordo ma lo stile era: “pensi che la tale opera del tale scrittore sia più pervasa da pessimismo (pausa) o da nichilismo?”
Come andò, come non andò, mi resi conto che nel porre la domanda la prof, con i movimenti del corpo, l’intonazione della voce, lo sguardo (i giocatori di poker conoscono bene questi meccanismi), mi suggeriva la risposta. La coglievo istintivamente! Ne azzeccai, sudando veramente freddo, cinque di fila che mi sembravano aramaico antico. Brancolavo nel buio assoluto ma azzeccavo le risposte!
La curva ormai faceva la òla!
L’insegnante interna capitolò:
- complimenti Luca, devo dire che mi hai stupito. Spesso mi sembravi distratto, svogliato, invece evidentemente in classe hai sempre ascoltato tutto e ne hai fatto tesoro. Bravo -
(Grazie prof, non c’è di che!)
Diploma di maturità agguantato con un onorevole quarantotto sessantesimi. Al Trivial Pursuit questo giochetto non funziona.
Comunque, credetemi, il '94 per lo champagne fu davvero un’annata eccezionale.
di Giuseppe Gatto

7 commenti:

Francesco M. ha detto...

1994 volte complimenti, mi è piaciuto molto.
divertente e divertito!
Bravo!

Rudy ha detto...

Molto divertente. Continua così.

Vincenzo B. ha detto...

... il tuo blog è fantastico ...

Franco C. ha detto...

questo blog è spettacolare, creativo, solare, ... come te. Grazie di esistere. Un tuo fan

Giuseppe Gatto ha detto...

... esagerati, sono diventato tutto rosso!!! :-)

MariaPaola ha detto...

eri la mosca che girava nell'aula durante il mio esame di maturità?
poi ti sei reincarnato e hai deciso di scrivere e farmi ridere?

Troppo facile dire che mi sono immedesimata nel tuo personaggio e mi sono divertita molto nel leggere :" inespugnabile solidità della mia ignoranza"...

non scherzi con le parole eh!!!

Giuseppe Gatto ha detto...

Far ridere chi mi sta intorno è una cosa che mi rende felice. Mi libera adrenalina. Se non rischiassi di sembrare esagerato direi quasi: "Far ridere gli altri è una delle cose per cui vale la pena vivere", ma si, oramai l'ho detto!
Tu l'hai detto e lo stai facendo: ti stai leggendo tutto in due-tre giorni!!! Ora che finisci tutta la mia piccola produzione toccherà che ogni tanto ti telefono e ti racconto qualcosa! :-)))